
Filastrocca per i più piccoli
Di plastica un piatto
fu colto sul fatto,
sulla sabbia adagiato,
da quattro gendarmi
che l’hanno arrestato.Per tale misfatto,
commesso dal piatto
venne scomodato
perfino lo Stato.Ma prima che in cella
venisse portato
il piatto parlò:
«Io non sono stato».Il giudice allora,
piuttosto adirato,
con tono furente
gli chiese: «Chi è stato? ».
E il piatto, spaurito,
con tono pacato,
rispose: - «Signore,
là m’hanno lasciato».- «Ma chi ti ha lasciato?
Su, dimmi chi è stato?».
- «Degli uomini in gita,
hanno riso e mangiato
e quando è finita
là m’hanno lasciato.Sulla sabbia pulita,
della spiaggia, buttato,
finita la gita,
siccome ero usato,
come foglia appassita,
m’hanno là abbandonato».
[…]
«Chi ti ha messo da parte
sa che un’opera d’arte
anziché da un abuso
nasce invece dal riuso?
Se ricicli anche un piatto
ci puoi fare un bel gatto,
disegnato a pennello,
con colori acquerello»...Di plastica un piatto
ai rifiuti sottratto
e poi messo da parte
può esser opera d’arte.(Mimmo Mollica)
La plastica è il materiale che diventa rifiuto con il quale è più difficile confrontarsi, questo perché non esiste una plastica ma sarebbe più corretto parlare di diverse plastiche.
Caratteristiche
Plastica è il termine comunemente usato per indicare un'ampia serie di materiali sintetici o semisintetici usati in una vasta e crescente gamma di applicazioni, che vanno dal settore degli imballaggi a quello dell'edilizia, delle auto e dei dispositivi medici, a quello dei giocattoli, dell'abbigliamento. Il riferimento è alla malleabilità del materiale, alla sua plasticità durante la produzione, che gli permette di essere fuso, pressato o estruso in una varietà di forme, come pellicole, fibre, lastre, tubi, bottiglie, scatole e molte altre.
Le materie plastiche si dividono in tre categorie:
- le termoplastiche, che si ammorbidiscono se vengono riscaldate e possono cambiare forma (ad esempio il PE, il PET, il PS e il PP);
- le termoindurenti, che dopo essere state scaldate e modellate una volta non possono più ammorbidirsi (ad esempio il teflon e vari tipi di resine);
- gli elastomeri (siano essi termoplastici o termoindurenti), che sono caratterizzati da elevate deformabilità ed elasticità.
Vediamo ora i più comuni tipi di plastica.

Sicuramente tra gli abiti che indossiamo qualcosa è realizzato in fibre sintetiche. Anche le fibre sintetiche sono materie plastiche: sono ottenute da composti chimici di sintesi derivati dal petrolio e ridotti in filamenti più o meno lunghi. Ma quali sono le più conosciute?
Ad esempio il nylon e la lycra, utilizzati per calze, collant e costumi da bagno, il pile, ottenuto da plastica riciclata per realizzare maglioni e pellicce ecologiche, l’acrilico, simile alla lana ma molto meno delicato, e la microfibra, una fibra sintetica superleggera.
Di solito quando si pensa alla plastica si immagina un materiale sintetico prodotto dall'uomo. In realtà le materie plastiche sono sempre esistite. In natura si trovano molti materiali che sono stati utilizzati nei secoli dall'uomo per le loro caratteristiche di resistenza e malleabilità, come l’ambra, l’avorio, la tartaruga, la lacca e la gomma lacca.
Lo sviluppo delle materie plastiche sintetiche iniziò intorno alla metà del 1800 quando gli scienziati si misero alla ricerca di sostanze che potessero dare risultati simili a quelli dei materiali naturali utilizzati fino a quel momento in alcuni impieghi sempre più richiesti dalle industrie.
Nel 1845 a Basilea C.F. Schoenbein fece reagire la cellulosa sotto forma di cotone con l'acido nitrico. Il risultato fu il Nitrato di cellulosa, un materiale semisintetico con caratteristiche simili all'ambra. Studiando il nitrato di cellulosa nel 1862 l’inglese Alexander Parkes ottenne un nuovo materiale che poteva essere "usato allo stato solido, plastico o fluido, che si presentava di volta in volta rigido come l'avorio, opaco, flessibile, resistente all'acqua, colorabile e si poteva lavorare all'utensile come i metalli, stampare per compressione, laminare". Era nata la Parkesite. Negli stati Uniti, qualche anno dopo, il tipografo John Wesley Hyatt, partendo sempre dal Nitrato di cellulosa, sintetizzò un composto chiamato Celluloide che venne usato nella fabbricazione di svariati tipi di oggetti, dalle dentiere ai colletti per camicia, raggiungendo un notevole successo commerciale.
Nel 1907 venne sintetizzato il primo materiale plastico interamente sintetico: il chimico belga Leo Hendrick Baekeland, utilizzando fenolo e formaldeide ricavati dalla distillazione del carbone, creò la Bakelite. Dura, resistente e con grandi proprietà meccaniche, la Bakelite venne usata per fare interruttori elettrici, telefoni, manici per pentole e padelle e molti altri oggetti.
La vera svolta, però, si ebbe dopo la Prima Guerra Mondiale, quando l'attenzione dei ricercatori si concentrò sul petrolio e sulla possibilità di utilizzarlo per produrre nuove materie plastiche sintetiche. Nacquero così il polistirolo, il polietilene, il polipropilene, il polivinilcloruro e il polietilentereftalato, con i quali si potevano realizzare un numero di prodotti sempre maggiori. Dagli anni ‘70 l’innovazione è proseguita con la creazione di nuovi materiali plastici studiati per far fronte alle molteplici esigenze progettuali. Oggi si producono più di 700 tipi di plastiche diverse che consentono di realizzare un numero elevatissimo di prodotti per uso quotidiano.
Riciclo recupero riuso
La borsa della spesa, il palloncino gonfiabile, le scarpe da ginnastica, la penna, la bottiglia dell'acqua minerale e perfino il tessuto delle giacche a vento: l'elenco degli oggetti fatti di plastica che usiamo tutti i giorni è davvero lungo!
Ma possiamo riciclare tutta la plastica che vediamo intorno a noi?
Dal 1983, grazie a una Direttiva Europea, è stato introdotto un simbolo a forma di triangolo che deve obbligatoriamente essere presente sugli oggetti in plastica a indicare che l’oggetto è riciclabile e/o riciclato. I numeri da 1 a 6 contenuti dentro questo simbolo indicano il tipo di plastica utilizzato secondo un codice prestabilito, mentre il numero 7 indica che il materiale plastico di cui è fatto l’oggetto non è riciclabile.

La plastica è uno dei materiali più diffusi e considerato che la sua richiesta è in aumento in molti settori, per evitare un grosso impatto sull'ambiente bisogna trovare dei modi per garantirne il massimo recupero. Infatti se da un lato la resistenza e la durata fanno della plastica un ottimo materiale, dal punto di vista ambientale ne rendono complicato lo smaltimento.
Ovviamente, come per tutti i rifiuti, il primo passo deve essere la riduzione all'origine. Quindi, come prima cosa, quando decidiamo di disfarci di un oggetto di plastica possiamo decidere di riutilizzarlo: una bottiglia di plastica, per esempio, può essere riutilizzata per raccogliere l’acqua del rubinetto.
Quando non è possibile riutilizzare il rifiuto di plastica è indispensabile effettuare la raccolta differenziata e così riciclare gli scarti per creare nuovi oggetti.
Il primo importante passo per una buona riuscita del riciclo è la separazione dei rifiuti. La plastica selezionata a questo punto può prendere due diverse strade:
RICICLAGGIO MECCANICO
Il rifiuto di plastica viene rilavorato per produrre materie prime seconde da impiegare per realizzare nuovi oggetti. Per fare ciò occorre selezionare e separare i rifiuti a seconda del tipo di plastica (PE, PET, PVC, ecc). Una volta separati, vengono prima di tutto triturati, poi lavati per rimuovere eventuali residui di contenuto, etichette, ecc. Dopo il lavaggio il materiale viene trasformato in granuli per la produzione di nuovi oggetti. Si ottiene così la plastica omogenea.
A volte separare i diversi tipi di plastica risulta troppo costoso o troppo complicato: i rifiuti non separati si possono comunque riciclare, ma si ottiene una plastica eterogenea di qualità inferiore.
RICICLAGGIO CHIMICO
I polimeri che costituiscono le varie materie plastiche vengono “scomposti” nei monomeri originari attraverso la rottura delle catene polimeriche. Questa rottura può essere provocata in diversi modi, ma il più utilizzato è la pirolisi.Questo metodoprovoca la scomposizione delle molecole attraverso il riscaldamento sottovuoto, dando origine a una miscela di idrocarburi liquidi e gassosi simili al petrolio, da cui è possibile produrre nuovi monomeri.
Il rifiuto di plastica che non può essere riciclato perché non è stato separato correttamente, o perché non idoneo, può essere recuperato attraverso la termovalorizzazione, che prevede di bruciare i rifiuti per produrre energia termica o elettrica. Questa tecnica di recupero avviene in moderni impianti di combustione che consentono l’incenerimento dei rifiuti, il recupero del calore, il controllo delle emissioni nell’atmosfera e lo smaltimento dei residui solidi e delle ceneri, garantendo l’abbattimento dei diversi tipi di sostanze inquinanti.
Oggetti da non gettare insieme alla plastica:
Giocattoli in plastica
Ciabatte
Sacchetti di plastica biodegradabile
Palloni
Penne e pennarelli
Occhiali
Pannolini e assorbenti
Elettrodomestici e componenti elettronici
Cosa fa Clara
Nei comuni gestiti da Clara gli imballaggi in plastica vengono raccolti (insieme agli imballaggi metallici) porta a porta tramite l’apposito sacco giallo fornito da Clara o, per i condomini e le attività produttive, tramite bidone giallo.
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